L’accordo Google - Yahoo! e l’antitrust

L’accordo tra i due giganti internet sta sollevando un polverone mediatico e legale che trova riscontro solo nella interminabile saga di Microsft.

Gli accordi tra giganti che gestiscono risorse sono sempre guardati con sospetto in quanto possono portare alla costruzione di barriere che minano varie libertà. Quando le risorse sono in mano a un monopolista o a pochi oligopolisti, entrare in un mercato diventa difficile, la possibilità di tutela dei consumatori o utenti è limitata, il controllo dei prezzi e della qualità quasi impossibile.

Nel caso di Google e Yahoo, la vicenda è ancora più intricata in quanto non si sta parlando di un mercato circoscritto e specifico, ma del mercato in senso generale, come luogo di scambio e incontro tra domanda e offerta di “tutto”, dai beni e servizi alle informazioni alla cultura, alla religione etc. Internet è lo strumento maggiormente usato nel mondo per trovare informazioni, sia che queste riguardino prodotti, fenomeni sociali, opinioni politiche, fatti di cronaca etc. Se guardiamo agli stati uniti e alla Gran Bretagna, Google controlla percentuali che superano il 60% del traffico web e fette ancora più grosse per quanto riguarda la pubblicità in internet. 

Data questa premessa io non credo che l’accordo sia in se stesso pericoloso, o meglio, non peggiora sostanzialmente la situazione attuale.

Per quanto riguarda la ricerca naturale non a pagamento, i due motori e algoritmi continueranno a scandagliare la rete autonomamente (per ora), quindi il problema è la pubblicità, molti investitori pensano che se Google controlla gli annunci cha appaiono su Yahoo la concorrenza su AdWords crescerà aumentando  il costo per click.

Per alcuni clienti mi trovo a gestire campagne pubblicitarie su entrambi i motori, per una ipotetica parola chiave “keyword” ogni click ricevuto sul network Google costa G€ e su Yahoo Y€, la differenza tra i due costi (CPC) è variabile e non sempre Y€ (nella mia esperienza) è inferiore a G€. In caso di accordo, gli annunci di Google appariranno anche nelle pagine di Yahoo, rendendo per me superfluo investire nel suo Pay per Click. Il budget verrà solo trasferito. Nel caso di grossi investitori che pianificheranno comunque su Yahoo Search, l’accordo porta solo ad aumentare la visibilità.

A mio avviso la situazione non cambia molto, l’oligopolio esiste gia, e sono stati gli utenti stessi a generarlo, scegliendo Google come motore di ricerca preferito e Yahoo come portale o mail client preferito.

Il problema dei prezzi della pubblicità e della tutela degli investitori è casomai la completa mancanza di informazioni attorno a come il prezzo e il posizionamento degli annunci viene generato. Sia Google che Yahoo, parlano dei vari fattori che contribuiscono (la rilevanza della keyword, la qualità dell’annuncio, il valore del click through, l’offerta economica, la landing page etc.) però non spiegano esattamente ne i pesi ne le  misure, rendendo (sospetto?) difficile credere nella buona fede e nella trasparenza di intenti che specialmente Google dichiara. Il caso di Mr. Savage e il suo sito Sourcetools in questo articolo sul NY Times mostra come i dubbi siano leciti e inquieta un po il commento di Google al giornalista sul fatto che “loro non decidono cosa è buono o cattivo, ma che siamo tutti nelle mani dell’algoritmo. Mmmm (!?). Inizio di Google come chiesa e l’algoritmo come dio? Non credo, qui si sta parlando sopratutto di soldi, e la vera battaglia va condotta nel rendere trasparenti e controllabili le tecniche che generano i prezzi e i posizionamenti.

Il sistema dei media ha portato (tramite l’associazione World Association of Nespapers) (vedi articolo su repubblica.it)  il caso davanti all’antitrust, lamentando che, in caso di accordo, sarebbe più difficile vendere la loro pubblicità e che sarebbe più costoso generare nuovi lettori tramite i motori di ricerca. Io non vedo come!

  1. i motori di ricerca portano traffico ai loro siti, sia con la ricerca naturale che con gli annunci a pagamento. Più traffico arriva su un giornale più la sua pubblicità ha valore. Se gli annunci di Google sono anche su Yahoo cosa cambia?
  2. un giornale dovrebbe attirare lettori principalmente per la qualità dei suo contenuti, che è esattamente ciò che Google dichiara di volere. Se un giornale si affida al Pay per Click per generare nuovi lettori, perchè il fatto che gli annunci appaiono su Yahoo dovrebbe aumentare il prezzo?

Concludendo, non mi sembra che l’accordo Google - Yahoo! stia venendo esaminato sotto la  luce giusta. Il vero problema come nel caso di Microsoft sta nella mancanza di trasparenza e non nell’ampiezza del fenomeno. Sia Microsoft che Google sono diventati ciò che sono grazie ai propri meriti, riconosciuti da tutti noi tramite l’uso quotidiano che ne facciamo. Ci hanno offerto soluzioni affidabili, facili da usare e accessibili e noi le abbiamo adottate, rinunciando a volte a capire il come. Adesso che sono dei giganti, fanno paura e trovo giusto controllare che i sistemi non degenerino, ma cerchiamo i problemi veri.

Anche se l’accordo non si realizza rimarremmo sempre con due giganti che controllano il mercato pubblicitario in modo non trasparente. (E si che ci siamo abituati!!!)

  • Share/Save/Bookmark

Discussione

No comments for “L’accordo Google - Yahoo! e l’antitrust”

Post a comment

You must be logged in to post a comment.